LineaTrad 2015, Italy

Una vita migliore. Un’opportu- nità per il futuro. Ecco ciò che spinge le persone a lasciare le proprie case ed emigrare, il senso di un’esasperata speranza che le cose possano essere migliori altrove, così da rischiare il proprio avvenire. È la storia di generazioni di emigranti e con la crisi economica del 2008 viene raccontata ancora una volta. E quel senso di movimento, del guar- dare avanti, ha ispirato l’utimo album dei Newpoli, Nun te vutà (uscita il 29 maggio 2015 per l’etichetta Bear- tones Records), portando nella loro musica del Sud d’Italia una fresca ondata di originalità, dove il passato si incontracon il presente. Il risul- tato è un disco che trabocca di pas- sione, finora il loro più energetico, coinvolgente ed emozionante disco. “Nell’ultimi anni abbiamo assistito a così tanti giovani emigrare dal Sud Europa." Spiega il chitarrista, non- chè suonatore di mandola, Björn Wennås. “Hanno tutti almeno un ma- ster o un dottorato e sono molto do- tati, ma non c’è lavoro nel loro paese. Vogliono lavorare, vogliono averne la possibilità." “Le parole delle strofe di ‘Nun te vutà’ descrivono la situa- zione", dice la cantante Carmen Mar- sico. “È una canzone molto solidale e c’è della tristezza, naturalmente, ma nel ritornello c’è molta energia, posi- tività - quel senso di speranza per la vita futura."
L’incontro di così tanti apparte- nenti ad una nuova generazione che hanno dovuto lasciare la propria terra natale con quella promessa di futuro, ha fornito lo stimolo alla creazione dell’album oltre alle parole della can- zone da cui prende il titolo. “Nun te
vutà" si traduce ‘Non guardarti indie- tro’ ed è uno dei cinque brani origi- nali del disco; è la prima volta in cui Newpoli ha incluso le proprie com- posizioni in un album, ma questa rappresenta sicuramente una svolta nella carriera del gruppo. “Il gruppo è attivo da 12 anni", dice Wennås, “e abbiamo suonato così tanta musica tradizionale che era tempo per un lavoro un po’ più personale. Questo (CD) è più contemporaneo. Ci rispec- chia come gruppo ed il modo in cui collaboriamo."
Naturalmente Nun te vutà non abbandona completamente l’idioma tradizionale; è ancora il cuore pul- sante della loro musica. Invece, c’è
una divisione quasi netta, con cinque dei dodici brani scritti dal gruppo ed uno tradizionale salentino. Il resto attinge molto volutamente al reper- torio della Basilicata, regione da cui proviene Marsico. “La musica è così ricca lì, ma ancora non molto co- nosciuta" dice Marsico. “È davvero fonte di ispirazione e ci sono cose uniche che riguardano la Basilicata, come il gioco di fermata e ripresa tra ritmo e voci di alcuni canti che esi- ste, per esempio, a Stigliano e poi il modo in cui la voce si smorza all’im- provviso alla fine della linea vocale." “Vogliamo rivelare questa tradizione al mondo," fa notare Wennås. “È una sorta di missione."
E nel Sud Italia, la tradizione può essere davvero antica. Ancor prima dell’Impero Romano, l’area erauna provincia greca. Durante ogni secolo, popolazioni provenienti da ogni dire- zione sono giunte qui e la musica è diventata un ibrido, ciascuna cultura ha arrichito il suono della regione si- tuata all’incavo dello stivale italiano. Così appare un oud arabo, mentre un altro brano presenta un ritmo turco e in un altro ancora c’è un piz- zico di Grecia a dimostrare come l’in- tero Mediterraneo ha avuto effetto sul Sud Italia.
I Newpoli prendono quel passato, usando i vecchi stili, ma questa volta lo sposano con il presente. Lo ren- dono così molto rilevante alla nuova generazione. Il testo di “Sciure D’A- rance", per esempio, è scaturito quando Marsico ha letto un vecchio poema in dialetto riguardante il Sud, scritto da un poeta, Raffaele Ragione, che pure aveva dovuto emigrare. “Ho immediatamente sentito un le- game," dice Marsico. “Si riflette sui fiori d’arancio che sono un fiore pre- zioso al Sud. L’ho interpretato come
metafora della propria terra e mi ha reso molto nostalgica. Avevo questa immagine di colori e il panorama del paese dei miei genitori e la canzone si è praticamente scritta da sola."
Inevitabilmente emigrazione com- porta desiderio e solitudine. Fa parte dello scoprire se stessisopraffatti da un nuovo paese e nell’esuberante gioia di “Pizzica De Li Desideri" il gruppo propone un vecchio rime- dio - la libertà di ballare, comune a tutti gli esseri umani. “Qualche volta ci si vuole solo dimenticare dei propri problemi," osserva Wennås. “Il miglior modo per farlo è sempli- cemente scacciarli via con la danza, lasciarsi andare alla musica e alla pizzica." “Bazaar" presenta i ritmi della pizzica che incalzano via via, la potenza del tamburo a cornice, ma è davvero una canzone rappre- sentativa del Nuovo Mondo, no del Vecchio. E c’è tutto l’entusiasmo del nuovo, ambienti sconosciuti e la possibilità di un futuro migliore in un paese che è ancora giovane e pieno di speranza. “Abbiamo suonato ad un festival che si teneva vicino a dove viviamo, in una zona estre- mamente multiculturale," ricorda Wennås. “C’era gente da tutto il mondo, di tutti i colori e provenienti da diversi ambienti, e tutti si diverti- vano. Era un perfetto esempio di ar- monia e abbiamo voluto celebrarlo." “Abbiamo scritto Bazaar pensando a come perfetta potrebbe essere una società," concorda Marsico. “Se solo potesse rimanere così com’era durante il festival." E in quella can- zone catturano tutta la speranza del tempo avvenire.
Canzoni d’emigrazione risuonano profondamente tra i membri di New- poli. Molti di loro hanno dovuto pro- prio fare quel salto. L’argomento è una naturale possibilità, e con Nun te vutà lo affrontano con grazia, soli- darietà e potenza. Lo capiscono; è vi- cino ai loro cuori ed è presente nella miglior musica della loro carriera. Con Nun te vutà hanno costruito un bellissimo ponte su solide, personali fondamenta che collega il luogo da cui provengono con quello dove ora vivono. Un ponte fatto di musica, un ponte fatto di cuore. ❖